I Centenari CGIL - back home







 
Cronologia

Anno: 1947

        gennaio: Roma, firmato il contratto nazionale dei tessili. Le trattative, così come per gli altri contratti che saranno firmati nel corso dell’anno (in maggio i poligrafici e in ottobre gli alimentaristi), furono generalmente lunghe e faticose. Tra l’altro si dovette superare la pregiudiziale posta dalla Confindustria tesa ad ottenere contratti separati tra operai e impiegati.
gennaio: Bologna, la scissione socialista provoca ripercussioni nell’organizzazione della Federbraccianti. Gruppi di braccianti di Molinella, Budrio, Baricella, San Pietro in Casale, Minerbio e Crevalcore aderiscono al nuovo partito socialdemocratico.
Modena, primi interventi repressivi contro il movimento di lotta nelle campagne, mentre si aggrava in tutta la provincia il problema della disoccupazione. A Camposanto i braccianti intraprendono una lunga vertenza per la messa a cultura del bosco della Saliceta. Terminerà, solo negli anni successivi, con accese polemiche tra la Camera del Lavoro e la CISL e con l’acquisto dei terreni da parte ci una cooperativa cattolica.
Conselice (RA), gli operai dello zuccherificio, al termine al termine della campagna saccarifera, devolvono parte della quota di zucchero loro spettante, a favore degli altri lavoratori del comune.
        2 gennaio: Caserta, sciopero generale contro il carovita. Scioperi anche in Calabria con manifestazioni a Nicastro e Crotone. A Reggio Calabria scioperano gli edili e gli impiegati avventizi in difesa del posto di lavoro.
        3 gennaio: sciopero nazionale dei commessi giudiziari per l’ottenimento di miglioramenti normativi e salariali.
        Origgia (VA), dopo due mesi di sciopero riprende il lavoro alla Nastri e Trecce, dove le operaie erano scese in lotta contro le soverchierie di alcuni dirigenti e per miglioramenti salariali.
3 gennaio: Forlì, convegno delle Camere del Lavoro della provincia. I lavori sono aperti dalla relazione del segretario camerale di Forlì, Luciano Lama.
4 gennaio: Bologna, costituito in Prefettura un Comitato d’aiuto per i disoccupati. Ne fanno parte Comune, Camera del laoro, partiti, associazioni combattentistiche. Associazioni economiche e di categoria.
        4 gennaio: Sciacca (Agrigento), ucciso Curzio Miraglia, segretario della Camera del lavoro e dirigente del Pci, da elementi mafiosi che, benché identificati e confessi, verranno poi assolti.
        4 – 5 gennaio: rotte le trattative per il contratto tra sindacato dei tessili (FIOT CGIL) e Confindustria.
        Torino, uno sciopero bianco dei tipografi blocca l’uscita dei giornali.
        5 gennaio: viaggio di De Gasperi in Usa, dove si tratterrà fino al 15. Incontrerà i massimi esponenti della po-litica Usa a cominciare dal presidente Truman che garantisce il massimo impegno della sua ammi-nistrazione nell’aiutare l’Italia. Il segretario del Tesoro statunitense consegna 50 milioni di dollari per la collaborazione offerta dall’Italia durante la permanenza delle truppe Usa. La Export-lmport Bank concederà un prestito di 100 milioni di dollari.
        La Spezia, convegno nazionale dei lavoratori navali e marittimi. Decisa all’unanimità l’adesione alla CGIL.
7 gennaio: Modena, primo Convegno provinciale degli affittuari e piccoli proprietari coltivatori diretti aderenti alla Confederterra.
Reggio Emilia, raccolto in tutta la provincia un miliardo per il Prestito per la ricostruzione. La maggior parte della cifra è stata sottoscritta tra i lavoratori delle fabbriche.
        7 – 10 gennaio: Firenze, 2° Conferenza nazionale d’Organizzazione del Pci. L’ipotesi di una possibile esclusione del PCI dal governo non è nemmeno presa in considerazione. Tra l’altro Togliatti, afferma che l’Italia “è il paese dove hanno luogo meno scioperi” e aggiunge: “Da parte della classe lavoratrice e dei sindacati operai si danno tutti gli esempi e si compiono tutti gli atti necessari per mantenere la disciplina della produzione, l’ordine e la pace sociale”.
        8 gennaio: Roma, si apre il XXV congresso nazionale del PSI.
9 gennaio: Bologna, la Lega muratori e manovali e la Lega carpentieri e ferraioli, sottoscrivono 100.000 lire al Prestito per la ricostruzione.
10 gennaio: Bologna, costituita la sezione provinciale del Sindacato nazionale dei lavoratori della pubblica istruzione, aderente alla CGIL. Segretario è nominato il professor Cesare Gnudi.
Cesena, i lavoratori della Arrigoni sottoscrivono un milione al Prestito per la ricostruzione.
        11 gennaio: Roma, scissione di Palazzo Barberini. La componente socialdemocratica, che fa capo a Giuseppe Saragat, si stacca dal partito socialista. Al neonato partito socialdemocratico aderisce anche il ministro del lavoro Lodovico D’Aragona.
12 gennaio: Cesena, assemblea generale della FIOM.
Modena, dopo le manifestazioni (30 dicembre) di Mirandola e Revere dei lavoratori della Bonifica Burana, il ministro dell’Agricoltura Segni riconosce legittima la richiesta dei lavoratori e invita la Bonifica ad una rapida decisione per la continuazione dei lavori.
        14 gennaio: prorogato fino al 30 giugno l’accordo interconfederale per il trattamento delle operaie gestanti.
        16 gennaio: illustrati dal segretario della FIOM Giovanni Roveda i contenuti della piattaforma contrattuale dei metalmeccanici. Presentato un modello innovativo di consultazione che permette agli iscritti di seguire passo a passo l’andamento della vertenza.
        Pisa, assegnate alla Cooperativa Nuova Italia, parte delle terre incolte della tenuta reale di San Rossore.
        17 gennaio: Ficarazzi (Palermo), ucciso Pietro Macchiarella, dirigente sindacale iscritto al Partito comunista.
        Palermo, un gruppo di mafiosi apre il fuoco sugli operai del Cantiere navale riuniti in assemblea, ferendo Francesco Paolo Di Fiore e Antonino Lo Surdo. In risposta, il sindacato indice lo sciopero generale.
        18 gennaio: le Camere del lavoro del Veneto chiedono l’unificazione dei servizi mutualistici.
        19 gennaio: Roma, manifestazione popolare contro l’aumento dei prezzi. In Piazza del Popolo parla Giuseppe Di Vittorio.
        20 gennaio: presentato il piano della CGIL per limitare gli effetti della crisi energetica.
        Roma, riprendono le trattative per il contratto dei tessili. La FIOT CGIL mantiene lo stato d’agitazione.
17 – 20 gennaio: Bologna, si svolge il congresso nazionale del Partito Repubblicano.
20 gennaio: Forlì, i lavoratori dell’industria approvano un Ordine del Giorno sui rischi di rottura dell’unità sindacale. Si legge, tra l’altro: “(…) L’unità compatta indissolubile di tutti i lavoratori, al di sopra di ogni differenza politica religiosa, nel seno della CGIL, è la premessa indispensabile per garantire alla classe lavoratrice una sempre più efficace difesa dei suoi interessi. Deliberano di dare il loro appoggio alla CcdL per mantenere l’unità sindacale, rafforzare maggiormente i legami tra i lavoratori e i contadini, di lottare per il rispetto e il mantenimento della più ampia libertà sindacale. Di assicurare l’indipendenza del sindacato (…)”.
21 gennaio: manifestazione operaia davanti alla Federazione socialista, in Piazza Calderoni, a favore delle correnti unitarie e contro la scissione. Nel sindacato bolognese la corrente socialdemocratica risulterà maggioritaria nei Parastatali e nei Postelegrafonici, ma complessivamente, nelle elezioni sindacali del 1947, raccoglierà solo il 5,97 per cento dei voti.
22 gennaio: Bologna, con un proprio comunicato, la Camera del lavoro deplora la crisi di governo e chiede che si arrivi alla formazione di un governo che rispecchi le aspirazioni delle masse popolari e che garantisca di soddisfare le esigenze e i bisogni dei lavoratori
        22 gennaio: Roma, incontro CGIL – Confindustria per discutere della situazione energetica e le questioni salariali legate alle misure restrittive che molte aziende hanno dovuto prendere come conseguenza della crisi.
        24 gennaio: la Confederterra presenta ai partiti in vista, della formazione del nuovo governo, le proprie proposte per la soluzione dei problemi più urgenti dei lavoratori della terra: conversione in legge del Lodo De Gasperi, amnistia, blocco delle disdette e disciplina dei canoni d’affitto, previdenza e assistenza.
25 – 26 gennaio: Bologna, convegno nazionale dei lavoratori idrici per l’elaborazione della piattaforma contrattuale.
29 gennaio: Parma, 2.000 persone, in prevalenza donne, manifestano per migliori condizioni di vita.
Medicina (BO), i coloni produttori di barbabietole devolvono parte dello zucchero loro spettante agli altri lavoratori del comune. Inoltre sottoscrivono una somma a favore dell’organizzazione della Federterra nelle regioni meridionali.
30 gennaio: Bologna, nasce, primo in tutt’Italia, l’Ente autonomo comunale di consumo, con la funzione di calmiere sul mercato generale dei beni di prima necessità.
        30 gennaio: la Confindustria chiede la revisione del meccanismo di scala mobile in senso peggiorativo, nonostante l’aggravarsi della situazione alimentare e dell’occupazione.
        Gennaio: Partinico (Palermo), è ucciso dalla mafia il sindacalista Silvia.
        Primo contratto collettivo per i lavoratori agricoli del Fucino, dopo un’ intensa agitazione contro i Torlonia.
        31 gennaio: firmato il contratto dei tessili.
        2 febbraio: terzo governo De Gasperi, è un tripartito Dc, Pci e il Psi di Nenni, che riprende l’antica denominazione dopo la scissione socialdemocratica.
        2 febbraio: Roma, in vista del congresso nazionale della CGIL, si riunisce la componente comunista.
Febbraio: Bologna, i disoccupati nel settore industriale sono 4.549.
2 febbraio: Reggio Emilia, assemblea provinciale della FIOM. Chiesta l’applicazione integrale dell’accordo del 12 settembre 1946 e dell’accordo interconfederale del 27 ottobre 1946. Dichiarato lo stato d’agitazione. E’ votato anche un Ordine del Giorno, in cui si chiede che i redditi da lavoro non siano assoggettati alla trattenuta RM e all’imposta complementare.
3 febbraio: Modena, i lavoratori modenesi scioperano contro il Prefetto e il Questore per il loro atteggiamento antidemocratico nella vertenza per l’applicazione del Lodo De Gasperi. Manifestazione davanti alla Prefettura.
La Camera del lavoro da istruzione a tutte le Commissioni Aziendali affinché rifiutino le arbitrarie ingiunzioni di sfratto ai coloni fatte dai carabinieri. Uno squadrone armato ha infatti intimato lo sgombero ad un mezzadro di Collegarola, facendo invece scattare la solidarietà di tutti i lavoratori modenesi. Interventi dei carabinieri e della polizia contro coloni a Formigine, Casinalbo, Marano, Vignola, San Prospero e in altri centri.
7 febbraio: Bologna, convegno regionale delle Camere del Lavoro. Tra l’altro, è espressa una ferma protesta per gli interventi di polizia e carabinieri a Modena contro coloni che chiedono l’applicazione del Lodo De Gasperi. Si chiede un preciso impegno al governo “affinché l’azione delle organizzazioni sindacali possa liberamente svilupparsi senza essere in alcun modo ostacolata”.
        8 febbraio: il comunista Umberto Terracini è eletto presidente dell’Assemblea costituente.
        10 febbraio: la Costituente ferma i lavori per mezz’ora in segno di protesta contro i contenuti del trattato di pace.
        11 febbraio: Rovigo, due industriali sparano contro i lavoratori metaniferi in sciopero.
13 febbraio: Bologna, firmato un accordo tra Confederterra e UPRA, l’Associazione che raccoglie una minoranza di agrari.
        11 – 13 febbraio: Firenze, congresso nazionale dei lavoratori tessili.
        16 febbraio: Roma, l’Alto commissario per l’alimentazione annuncia la riduzione della razione quotidiana di pane da 225 a 200 grammi.
        Milano, assemblea nazionale dei Comitati di gestione.
        21 febbraio: un gruppo di “agenti democratici” invia alla Camera del lavoro di Genova un documento sulla condizione in cui versano le forze di polizia. Il documento in 14 punti richiede aumenti salariali, un trattamento più dignitoso, la possibilità di sposarsi a 25 anni e non a 28, assegnazione di case popolari e infine, che “all’agente di polizia civile che durante il servizio commette mancanze disciplinari non si debbono infliggere punizioni umilianti richiudendolo in camera di punizione”, ma va punito – scrivono gli estensori – con punti di demerito oppure con una percentuale di ritenuta sulla paga”.
        22 febbraio: il Tribunale militare di Taranto proscioglie, dopo 3 giorni di processo, il sottotenente Lo Sardo, 3 sottufficiali e 17 soldati responsabili della strage di Palermo del 19 ottobre 1944, per sopravvenuta amnistia.
24 febbraio: Bologna, riunione nazionale delle segreterie provinciali della FIOM per discutere della vertenza contrattuale che si sta per aprire. L’incontro è presieduto dal segretario generale della FIOM Giovanni Roveda.
        25 febbraio: in occasione della giornata nazionale del contadino, lanciata dalla Confederterra e dalla CGIL, si svolgono manifestazioni in tutti i principali centri. A Roma la di polizia blocca la manifestazione organizzata dalla CGIL, schierando addirittura i mezzi corazzati.
        27 febbraio: il Consiglio dei ministri proroga il blocco dei fitti fino al 31 dicembre.
        Iniziano le trattative per il rinnovo del contratto dei metalmeccanici.
        In agitazione i lavoratori delle assicurazioni per il rinnovo del contratto.
28 febbraio: sciopero bianco in Veneto e in Emilia dei lavoratori della Società Elettrica di Elettricità contro la cattiva gestione dell’azienda e la crisi energetica.
Febbraio: Bologna, il Prefetto, dietro sollecitazione della Camera del lavoro, chiede all’Associazione industriali di garantire 1.000 minestre al giorno, per tutto l’inverno, da distribuire tra i disoccupati.
        2 marzo: costituita l’Associazione partigiani cristiani (Apc). sotto la presidenza di Enrico Mattei. Al termine dei lavori è decisa la scissione dell’Anpi.
        5 marzo: sciopero dei bancari per richiedere un premio extra in relazione al lavoro prestato in occasione dei prestiti alla ricostruzione.
        7 marzo: Messina, nel corso di uno sciopero generale contro il carovita e per aumenti salariali, i carabinieri caricano e uccidono gli operai Biagio Pellegrino e Giuseppe Maiorana e feriscono altri tre dimostranti.
9 – 15 marzo: Bologna, primo congresso provinciale della FIOM. Si riafferma “la necessità che il sindacato, al di sopra delle ideologie politiche e religiose, svolga una propria politica sindacale in difesa delle libertà, della democrazia e della Repubblica, per la salvaguardia degli interessi della classe lavoratrice e per l’attuazione di quelle rivendicazioni che sono alla base per il miglioramento delle attuali condizioni di vita dei lavoratori”.
        10 marzo: Napoli, nel corso di una manifestazione di mugnai contro la serrata dei mulini e dei pastifici, la polizia interviene aprendo il fuoco sui dimostranti.
        15 marzo: Roma, Togliatti annuncia il voto favorevole del PCI all’articolo 7 della Costituzione (Patti Lateranensi) prendendo come esempio l’unità sindacale: “abbiamo letto stamane – afferma Togliatti – i risultati di una votazione importante al congresso della Camerara del Lavoro di Milano, dove si sono avuti 327.000 voti per i comunisti, 152.000 per i socialisti e 106.000 per i democristiani. Orbene, noi vogliamo evitare che tra questa massa di 100.000 operai cattolici che seguono la DC e la rimanente massa di 4-500.000 operai che non seguono la DC, ma di cui molti sono cattolici, si apra un contrasto (…) La classe operaia non vuole una scissione nel paese per motivi religiosi”. L’Assemblea costituente approva l’articolo 7, che recepisce nella Costituzione i Patti lateranensi con il voto favorevole di DC e PCI e quello contrario di PSI, PSLI; Pd’A, PRI e parte del PLI.
        24 marzo: Roma, John Adams, addetto ai problemi del lavoro dell’Ambasciata americana a Roma, offre una colazione di lavoro ai sindacalisti cattolici Giulio Pastore, Ferdinando Storchi e Paolo Bonomi, durante la quale i tre esprimono giudizi e forniscono notizie che saranno poi regolarmente trasmesse a Washington.
        26 marzo: il consiglio nazionale delle Acli muove dure critiche al Pci, accusandolo di “attentato nei riguardi dell’unità sindacale”.
        27 marzo: l’Italia entra nella Banca Internazionale per la ricostruzione ed ottiene un credito di 300 milioni di dollari.
        28 marzo: Gioia del Colle, dopo che provocatori pagati dagli agrari avevano incendiato la Camera del lavoro e la sede dell’Ufficio regionale del lavoro, esplode una rivolta che prende di mira la sede della Dc, dell’Unione monarchica, degli agrari, del Dazio e quella dell’Uomo qualunque. Nel corso degli incidenti la folla uccide il qualunquista Matteo Resta che aveva in precedenza sparato durante un comizio di sinistra.
        28 – 30 marzo: Palermo, si svolge il primo congresso regionale dei lavoratori della terra, presieduto da Ilio Bosi, segretario nazionale della Federterra.
        30 marzo: Palermo, si svolge una seconda manifestazione di contadini, provenienti da tutta la Sicilia. In Calabria, nella province di Catanzaro e Cosenza, migliaia di contadini procedono alla occupazione provvisoria delle terre incolte.
        31 marzo: il direttivo della Cgil vota alla unanimità un ordine del giorno sul rinnovo della tregua salariale.
        Marzo: Andria (Bari), la polizia carica una manifestazione per il lavoro, provocando morti e feriti.
31 marzo: Parma, assemblea provinciale dei rappresentanti delle Commissioni interne e delle Leghe. E’ approvato un ordine del giorno in cui si stigmatizza l’operato del governo – che ha sbloccato il prezzo dei generi alimentari di largo consumo – e impegna l’organizzazione sindacale ad assumere iniziative per la calmierazione dei prezzi al consumo
1 aprile: le Camere del lavoro di Rimini e Cesena convocano presso il Prefetto i rappresentanti dei partiti e delle associazioni dei produttori per imporre l’inizio dei lavori pubblici e l’applicazione della legge che impone ai proprietari a ricostruire le case danneggiate dalla guerra. E’ chiesta l’immissione sul mercato di tutte le merci occultate dai grossisti e la creazione, immediata, di commissioni popolari per il controllo e il reperimento delle merci. Chiesta anche la diminuzione del 15 per cento dei prezzi dei generi di largo consumo, la parità degli assegni famigliari tra i lavoratori dell’industria e dell’agricoltura, ai quali doveva essere estesa l’indennità di contingenza, l’istituzione della carta annonaria preferenziale per i lavoratori dipendenti, la sospensione immediata dei licenziamenti negli Enti Locali, nonché una maggiore assegnazione di materie prime alla provincia.
        10 aprile: il direttivo della Cgil vota una mozione di appoggio alle rivendicazioni economiche di statali e parastatali con la riserva però che non comportino oneri tali da provocare dissesti.
        12 aprile: Petilia Policastro (Catanzaro), nel corso di una manifestazione di protesta, la polizia spara uccidendo Francesco Mascaro e Isabella Carvelli, e ferendo molti altri manifestanti.
        14 aprile: Formia (Latina), nel corso dello sciopero generale per il lavoro, la polizia apre il fuoco sui dimostranti, ferendo tre operai.
        Il presidente della Confindustria, Angelo Costa, invia una lettera ad Alcide De Gasperi chiedendo la diminuzione della spesa statale, la liberalizzazione dei cambi, il mantenimento della scala mobile insieme alla fine del blocco dei licenziamenti e del monopolio statale del commercio estero.
        20 aprile: elezioni in Sicilia: PCI, PSI, P.d’A. 30,40 (+9); DC 20,50 o(-13); Blocco Democratico (liberali e qualunquisti) 14,8%; monarchici 9,5%; indipendentisti 8,8%; Psli 4,2%; PRI 3,8%; liberali 2,1%.
        21 aprile: Roma, si insedia il Comitato costituito per attuare gli accordi fra Confederterra e Lega per lo sviluppo e il potenziamento delle cooperative agricole.
        22 aprile: la polizia carica manifestazioni di protesta per le drammatiche condizioni di vita a Roma, in Sicilia e Calabria.
        27 aprile: firmato il contratto dei poligrafici. Siglato anche l’accordo per gli assicuratori che prevede fra l’altro la corresponsione della 14° mensilità.
        29 aprile: Potenza, una manifestazione contadina per il lavoro viene stroncata dalla polizia che, quando la folla tenta di occupare la prefettura, apre il fuoco uccidendo uno studente liceale e ferendo altri 14 dimostranti.
        30 aprile: raggiunto l’accordo per la costituzione di una società per lo sfruttamento degli idrocarburi suddivisa fra la Edison, l’Agip e la società Metano. Enrico Mattei incontra Valerio (Edison) e Marchesano (Ras) per trattare l’acquisto o la privatizzazione delle ricerche di idrocarburi.
        Aprile: Giulio Pastore sostituisce Rapelli nel ruolo di leader della componente democristiana della CGIL.
        1° maggio: Portella delle Ginestre, la banda di Salvatore Giuliano attacca la manifestazione sindacale uc-cidendo 7 persone e ferendone 33. Centinaia di contadini, braccianti, donne, bambini, si erano radunati per festeggiare il Primo Maggio e per ascoltare il comizio sindacale. La banda Giuliano spara sulla folla inerme compiendo uno dei più agghiaccianti episodi di terrorismo antisindacale. Il giorno successivo il Direttivo della CGIL, convocato d’urgenza, approva un documento nel quale, tra l’altro, si afferma: “L’eccidio è la conseguenza dei delitti perpetrati in Sicilia contro le organizzazioni sindacali – delitti rimasti per la maggior parte ancora impuniti – e della volontà dei latifondisti siciliani di soffocare nel sangue l’organizzazione dei lavoratori”. Il giorno 3, sabato, la CGIL proclama uno sciopero nazionale di protesta dalle 11 fino a fine turno.
        San Giovanni in Fiore (Cosenza), il segretario della Federterra, Domenico Iaquinta, nel corso della manifestazione dei lavoratori, afferma: “E’ ora di finirla con questo stato di miseria: i lavoratori sangiovanesi vogliono che le autorità locali di polizia segnalino a chi di competenza il loro sdegno per le promesse mancate. Le chiacchiere non riempiono la pancia; e se ci vedremo canzonati e le nostre richieste rimarranno senza esito, noi agiremo come il bisogno e la fame ci farà agire. Invece di mandare carabinieri per fermare i contadini che invadono le terre per lavorare e produrre, mandino dei concimi e degli attrezzi di lavoro, che ci guadagnerà tutto il paese”.
        Washington, Il segretario di Stato George Marshall invita De Gasperi ad estromettere le sinistre dal go-verno.
        3 maggio: sciopero generale in tutta Italia, per protesta contro l’eccidio di Portella delle Ginestre, con inizio alle ore 11.00. Essendo sabato, lo sciopero dura poche ore ed è essenzialmente simbolico.
        7 maggio: il Consiglio dei ministri accoglie parzialmente le rivendicazioni degli statali, cui è concesso un aumento lordo del 15%, e ritocca leggermente gli assegni familiari dei lavoratori agricoli.
        9 aprile: Palermo, giunge il ministro degli Interni Mario Scelba, che s’incontra con i vertici delle forze di polizia e con il cardinale Ruffini. In un’intervista al giornale democristiano “Sicilia del popolo”, Scelba definisce la strage di Portella delle ginestre come “un episodio fortunatamente circoscritto, maturato in una zona fortunatamente ristretta le cui condizioni sono assolutamente singolari”.
        13 maggio: Roma, rassegna le dimissioni il governo presieduto da Alcide De Gasperi.
11 – 13 maggio: Bologna, secondo congresso provinciale della Camera del lavoro. La mozione finale riafferma “l’inderogabile necessità di potenziare e rinsaldare l’unità e la solidarietà tra tutti i lavoratori”.
        15 maggio: Roma, l’onorevole Cerreti Giulio, comunista, Alto commissario per l’alimentazione invia una lettera a De Gasperi per protestare contro l’aumento del prezzo del pane deciso nel Consiglio dei ministri
17 maggio: Parma, secondo congresso provinciale della Camera del Lavoro. Dante Gorreri sostituisce Iliaruzzi alla guida dell’organizzazione camerale
26 maggio: Rimini, la locale Associazioni costruttori edili esce dall’organizzazione provinciale pur di non riconoscere gli accordi siglati il 18 gennaio e il 17 maggio. Solo il 10 agosto i costruttori riminesi, in seguito all’intervento del Prefetto, riconosceranno gli accordi già sottoscritti.
        30 maggio: rinnovata per altri sei mesi la tregua salariale
        31 maggio: quarto governo De Gasperi composto da DC, PRI, PSLI, PLI e indipendenti. Scelba ministro dell’Interno, Sforza agli Esteri, Mario Cingolani (Dc) alla Difesa. Giulio Andreotti sottosegretario alla Presidenza del consiglio. Pacciardi e Saragat vice presidenti del consiglio. E’ un quadripartito Dc, Pli, Psli, Pri.
31 maggio – 2 giugno: Bologna, festa popolare ai Giardini Margherita per festeggiare il primo anno di vita della Repubblica.
        Maggio: Roma, firmato il contratto nazionale dei poligrafici.
        1 – 7 giugno: Firenze, I Congresso nazionale della CGIL. Si svolge in clima molto teso dopo la chiusura della crisi e l’estromissione dei comunisti dal governo. I toni della relazione e delle conclusioni di Di Vittorio sono concilianti: deplora la concorrenza delle ACLI al sindacato, ammettendo però che non esisteva incompatibilità tra l’appartenenza alle ACLI e alla CGIL; critica la decisione della DC di costituire la Confederazione dei Coltivatori diretti al di fuori della sfera del sindacato e propone la modifica dell’articolo 9 dello Statuto (quello che consentiva il ricorso agli scioperi politici) in modo da renderlo accetto anche alla componente democristiana. Ma, nonostante i toni usati da Di Vittorio, tra i delegati di sinistra e quelli cattolici le polemiche sono molto forti.
        Giuseppe Di Vittorio venne confermato alla guida della CGIL, affiancato da tre segretari generali: il socialista Ferdinando Santi, il comunista Renato Bitossi e il democristiano Giulio Pastore.
        5 giugno: il Segretario di Stato americano George Marshall annuncia il varo di un piano di aiuti per la stabilizzazione politica ed economica dell’Europa. L’iniziativa si inquadra nella strategia de-finita dalla dottrina Truman. In realtà il governo americano reagisce alla crisi economica (produzione scesa del 30% e 8 milioni di disoccupati) elaborando una politica di espan-sione economica in Europa che assumerà la definizione umanitaria di European Recovery Program, altrimenti detto Piano Marshall e che sarà garantito dal prelievo del 10% del pro-dotto lordo dei paesi aderenti. L’intensa domanda dei paesi distrutti dalla guerra di beni ormai reperibili solo in Usa determinerà la ripresa dell’occupazione, della produzione e del potere d’acquisto statunitense e segnerà l’avvio della corsa americana al massimo benes-sere. I giornali sintetiz-zano in questo modo gli scopi dell’operazione: “L’aiuto all’Europa ri-lancerà il commercio e darà una mano al profitto di milioni di uomini d’affari in tutto l’occidente”. Per consolidare il dominio dei mercati europei, il presidente Truman, “con l’atomica in tasca”, dà l’avvio ad una politica di progressiva rottura con l’Unione Sovietica. Questa rottura sarà la causa di una violenta spinta reazionaria in tutta l’Europa.
        7 giugno: Messina, durante una manifestazione contro la disoccupazione, i carabinieri aprono il fuoco uccidendo Ludovico Maiorana, Antonio Pellegrini e Carlo Rocco.
7 – 16 giugno: Imola, sciopero dopo il fallimento delle trattative per il rinnovo del contratto dei braccianti. Le rivendicazioni dei 4.200 braccianti imolesi sono l’equiparazione dei salari a quelli degli operai dell’industria, il raddoppio degli assegni famigliari, l’imponibile di manodopera, le otto ore giornaliere. La vertenza si concluderà positivamente con la firma di un contratto avanzato.
Giugno: Bologna, agitazione alla Buini & Grandi per l’ottenimento di copertoni da bicicletta e il pagamento del premio della Repubblica.
Estate, Finale Emilia (MO), nasce la prima esperienza dei collettivi agricoli dei braccianti su terreni stralciati o condotti in compartecipazione. Questa esperienza si sviluppa negli anni successivi in tutta la bassa modenese, unitamente alle cooperative di compartecipazione collettiva. Nel 1950 sono attive 27 cooperative e 45 collettivi.
9 giugno: Ravenna, gli agricoltori oppongono molte resistenze all’applicazione degli accordi pattuiti. I capilega dei braccianti e mezzadrili della provincia, riuniti in assemblea nella sede della Confederterra, decidono di procedere nell’applicazione del Lodo De Gasperi. Il 24 giugno, sotto la pressione delle proteste contadine, il governo emana un nuovo arbitrato noto come Tregua mezzadrile, che disponeva il riparto dei prodotti al 53% per i mezzadri, il 47% per i proprietari di cui il 4% per lavori di migliorie fondiaria. I mezzadri ravennati tentano, nei mesi successivi, di applicare la tregua a tutti i contratti mezzadrili della provincia e lottano contro i proprietari inadempienti.
15 – 17 giugno: Reggio Emilia, II Congresso nazionale della Lega delle cooperative.
        21 giugno: Partinico (Palermo), gli uomini della banda di Salvatore Giuliano assalgono la sezione del Pci sparando raffiche di mitra che uccidono Antonio Casarrubea e Gaspare Offria, e feriscono Leonardo Addamo e Francesco Loiacono. Proseguendo nel loro raid, gli uomini di Giuliano incendiano le sezioni del Pci di Carini e Monreale; lanciano bombe a mano contro quelle di Cinisi e Borgetto e devastano infine la sede della Camera del lavoro di San Giuseppe Jato. Partecipano agli attacchi: Pasquale Sciortino, Rosario Candela, Giuseppe Cucinella, Francesco Mannino, Antonio Terranova, Nunzio Badalamenti, Giuseppe Passatempo.
        24 giugno: sciopero generale nazionale di mezz’ora in solidarietà con i lavoratori e i sindacalisti siciliani fatti oggetto di continue violenze da parte di bande armate.
        Roma, stipulato il Patto di tregua mezzadrile per la durata di un anno. Prevede che, a fronte della cessazione delle agitazioni, venga concesso al colono il 3 per cento del prodotto vendibile, da prelevarsi sulla parte spettante al concedente e dun ulteriore 4 per cento da destinarsi a opere di miglioria.
        1° luglio: si riunisce il Comitato centrale del PCI. All’ordine del giorno la discussione sulla situazione internazionale e il clima negativo che caratterizza le relazioni tra URSS e Occi-dente. Sul quadro politico italiano, constatata l’emarginazione delle sinistre dal governo e l’impossibilità di proseguire nella tattica della democrazia progressiva, Togliatti insiste sulla necessità che il PCI mantenga una tattica moderata e si muova all’interno delle regole del gioco democratico, tentando di evitare la rottura dell’unità realizzata durante la Resistenza.
        Roma, il governo aumenta le tariffe postali del 33%, le tariffe ferroviarie per i passeggeri del 37,5% e per le merci del 20%.
        2 luglio: in diverse città, fra cui Napoli, Reggio Emilia, Brescia, Torino, Milano, Firenze, Genova si svolgono manifestazioni contro il rincaro dei generi di prima necessità.
        8 luglio: con una circolare del capo della polizia, a nome del ministro degli Interni Scelba, si ordina a tutte le Questure di proibire qualunque comizio, manifestazione od assembramento all’interno dei luoghi di produzione.
4 luglio: Bologna, 2.000 lavoratori alimentaristi, appartenenti alle categorie merceologiche del gruppo B (concordato per la perequazione delle retribuzioni del 6 dicembre 1945) scioperano per un’ora in segno di protesta per la lentezza con cui procede la trattativa per l’incasellamento nel gruppo A.
5 luglio: Bologna, sciopero alla Sasib per aumenti salariali.
        18 luglio: Torino, alla Fiat, si raggiunge un accordo fra direzione, commissione interna e consiglio di gestione sul premio di produzione.
        27 luglio: Roma, siglato il primo contratto nazionale dei giornalisti, nel quale viene ribadita la subalternità del direttore all’editore, stabilendo che “il direttore dovrà agire in conformità con gli accordi presi con l’editore”.
27 luglio: Forlì, l’assemblea delle segreterie delle Camere del Lavoro della provincia denuncia il massiccio aumento della disoccupazione, “l’aumento incontrollato dei prezzi, la sperequazione fra costo della vita e la misura dei salari”.
Luglio – agosto: Forlì, raggiunto l’accordo tra Federterra e CONFIDA per la forfetizzazione delle giornate lavorative della quota prevista per i lavori di miglioria, corrispondenti al 4 per cento dei prodotti vendibili nell’annata agraria in corso. L’imponibile è calcolato in 1.680.000 giornate lavorative, così ripartite: 700.000 per Forlì e Rocca San Casciano, 700.000 per Cesena, 280.000 per Rimini.
Bologna, entrano in sciopero gli operai delle fornaci contro il possibile reintegro di un ex dipendente della Fornace Gallotti, responsabile di deportazioni e di collaborazionismo con i tedeschi.
Agosto: Bologna, si aprono le vertenze contrattuali di braccianti, metalmeccanici, chimici ed edili.
        1° agosto: agitazioni e fermate dei ferrovieri e postelegrafonici per rivendicare la corresponsione degli aumenti decisi in luglio dal Consiglio dei ministri.
        4 – 5 agosto: Caccamo (Palermo), si verificano violenti scontri fra la popolazione e le forze dell’ordine, in seguito alla requisizione del grano
4 agosto: Parma, sciopero dei braccianti – esteso il giorno successivo anche alle stalle – nell’ambito di una vertenza più generale indetta dalla Federterra e che coinvolge anche i mezzadri. Il giorno 8 viene firmato un accordo che prevede, oltre all’applicazione del Lodo De Gasperi e all’esecuzione delle opere di bonifica richieste, la regolamentazione delle disdette del contratto di lavoro per i salariati fissi. Gli agrari si impegnano inoltre a corrispondere ai mezzadri il 4 per cento del riparto, di cui il 4 per cento da reinvestire in opere di miglioria per dare lavoro ai braccianti disoccupati, ossia ad applicare interamente l’accordo di tregua mezzadrile
7 agosto: Bologna, dopo la rottura delle trattative per il rinnovo contrattuale, segreteria della Camera del Lavoro e Confederterra, proclamano lo sciopero dei braccianti. Le richieste riguardano, oltre all’imponibile di manodopera e l’adozione di lavori pubblici, l’applicazione della scala mobile, la corresponsione degli assegni famigliari e il riconoscimento degli uffici di collocamento sindacali. Le modalità dello sciopero bracciantile mettono in pratica il sistema delle alleanze tra le categorie della Confederterra: lo sciopero è attuato contro l’Agraria nelle aziende condotte in economia, mentre al contadino e al coltivatore diretto, viene garantita la manodopera. La lotta è condotta in ogni comune con modalità diverse, il che permette di risolvere singole vertenze con la sottoscrizione di un contratto tariffario.
        7 agosto: Roma, accordo interconfederale che muta la natura delle commissioni interne da organo di contrattazione sindacale a strumento di rappresentanza e tutela del lavoratore.
        8 agosto: Roma, la segreteria della Cgil tiene una conferenza stampa per protestare contro il carovita e denunciare le responsabilità governative.
        12 agosto: ricostituita la Cassa integrazione gestita autonomamente dall’Istituto nazionale della previdenza sociale.
        14 agosto: la Cgil chiarisce, con una circolare destinata agli iscritti, le ragioni degli accordi interconfederali, con particolare riferimento a quello del 30 maggio sullo sblocco dei licenziamenti. Vi si legge: “La Cgil non relega l’aspetto economico dei rapporti di lavoro nell’angusto quadro puramente salariale (…) l’illuminata tutela degli interessi dei lavoratori reclama una più vasta considerazione di tutti i problemi della travagliata vita economica del Paese: noi siamo interessati a che l’economia si normalizzi, a che sia posto un freno all’inflazione, a che le attività produttive si sviluppino (…)”.
16 agosto: Bologna, firmato l’accordo tra Federbraccianti e APA che prevede 2.325.000 ore di lavoro in più con conseguente adozione da parte degli agrari di maggiori investimenti nelle aziende, l’adozione della scala mobile e degli aumenti salariali richiesti.
        18 agosto: la segreteria della Cgil diffonde una circolare nella quale scrive che “i licenziamenti per riduzione di personale potranno aver luogo nel caso di riduzione o trasformazione di attività o di lavoro.La direzione e le commissioni interne (...) debbono fare ogni sforzo per evitarli, senza costituire un carico improduttivo per l’azienda”.
19 agosto: Bologna, assemblea dei membri delle Commissioni Interne e degli attivisti sindacali per fare il punto sul contratto dei metalmeccanici. E’ presente il segretario generale della FIOM, Giovanni Roveda
        22 agosto: Brescia, sciopero per protestare contro il licenziamento di alcuni attivisti sindacali alla Tempini.
        2 settembre: Ascoli Piceno, nel corso di una manifestazione di disoccupati disciolta bruscamente dalla Celere, scompare il partigiano Alvaro Bucci.
        4 settembre: Giulio Pastore in un articolo apparso su “Il Popolo” respinge la proposta della prima votazione interna alla CGIL con la formazione di una maggioranza alle cui decisioni avrebbe dovuto adeguarsi la minoranza, secondo i metodi democratici.
        5 settembre: la Confida rompe le trattative con la Confederterra dell’alta Italia.
6 settembre: Forlì, manifestazione provinciale di protesta contro la politica del governo. Si chiede l’applicazione integrale dell’imponibile di manodopera e del Lodo De Gasperi; l’inizio di vasti lavori pubblici; un’azione energica del governo contro la speculazione e l’aumento dei prezzi, attraverso la cessione dei prodotti degli Enti di consumo comunali a prezzi di costo e l’applicazione del tesseramento differenziato; il potenziamento e riconoscimento giuridico dei Consigli di gestione.
7 settembre: Parma, sciopero dei braccianti nell’ambito della vertenza per il rinnovo del contratto. Il sindacato decide di dar vita a forme di lotta articolata, nonostante la contrarietà della componente comunista, che risparmino i coltivatori diretti. L’adesione allo sciopero è massiccia.
8 – 19 settembre: Ferrara, scioperano i 100.000 braccianti e salariati agricoli della provincia. L’intransigenza della CONFIDA costringe la Federterra a mobilitare anche i compartecipanti – interrompendo così l’afflusso di barbabietole agli zuccherifici, ai quali si associarono poi anche mezzadri e coltivatori diretti.
8 settembre: Forlì, riprendono le agitazioni nelle campagne per il rinnovo delle tariffe, migliori orari di lavoro, l’applicazione della scala mobile sulla base di quella applicata ai lavoratori dell’industria e la parificazione dei contributi previdenziali e mutualistici con gli altri settori dell’industria. Il 9 settembre è diffuso un appello ai lavoratori della città per il sostegno morale e materiale della lotta. L’accordo è raggiunto il 19 settembre. Ma già due mesi dopo gli agrari rifiutano la revisione della contingenza “ogni qualvolta viene riveduta nel settore dell’industria”.
        8 settembre: costituito con decreto governativo il Fondo per l’industria meccanica (Fim) la cui presidenza viene affidata a Roberto Tremelloni.
        In agitazione per 10 giorni i braccianti in Val Padana contro la intransigenza della Confida, che rifiuta ogni trattativa. I braccianti chiedono una tutela rispetto ai licenziamenti, un limite all’orario di lavoro, la scala mobile e aumenti salariali. La vertenza interessa quasi un milione di lavoratori.
15 settembre: Rimini, stipulato l’accordo per i lavoratori del mare.
Parma, conferenza provinciale delle Leghe e delle Camere del lavoro comunali
17 settembre: Ferrara, il Corriere del Po pubblica un documento, firmato dalle segreterie provinciali di PCI, PSI; DC, PSDI, PRI e Pd’A, a sostegno della vertenza dei braccianti
        16-17 settembre: sciopero nazionale di 48 ore dei metalmeccanici contro la mancata abrogazione del contratto di lavoro fascista.
        18 settembre: Genova, il prefetto segnala che l’Associazione industriali si lamenta che “in questi ultimi mesi, a seguito delle recenti disposizioni emanate dalle autorità centrali, le banche hanno negato qualsiasi finanziamento all’industria ed anzi hanno preteso il rimborso delle somme prelevate in più in confronto ai fidi concessi alle aziende”.
        Milano, convegno delle Camere del lavoro e delle strutture della Confederterra provinciali.
        Siglato un accordo con la Confida che prevede una indennità di disoccupazione in seguito ai licenziamenti e una parziale disciplina dell’orario di lavoro, mentre altre richieste sono state disattese.
19 settembre: Ferrara, dopo 11 giorni ininterrotti di sciopero, è firmato l’accordo per il contratto dei braccianti. L'accordo raggiunto istituisce e regolamenta: l'indennità di contingenza anche nell'agricoltura; l'orario di lavoro per i salariati fissi; il contratto dei tagliariso.
        20 settembre: la CGIL organizza in tutta Italia una giornata di lotta contro il carovita.
        22 settembre: accordo per i dipendenti dei pubblici servizi che prevede la giornata lavorativa di 8 ore. Le agitazioni proseguiranno per la parte salariale rimasta invariata.
        23 settembre: Civitavecchia, arrestato il segretario della Camera del lavoro, Giovanni Ranalli.
        29 – 30 settembre: Milano, si svolge una riunione indetta dal prefetto fra i rappresentanti dell’Associazione industriale della Camera confederale del lavoro che “riconosciute le gravi condizioni in cui si trovano le aziende industriali grandi, medie e piccole (...) fanno voti: che per la generalità dei settori di industria venga ampliata la concessione di fidi (...) e che da parte delle Autorità vengano impartite disposizioni di selezione qualitativa del credito, nel senso che venga usato un trattamento preferenziale nei riguardi di quei settori che possono portare più efficace contributo alla produzione nazionale e alla occupazione operaia (...)”.
        settembre: una de1egazione della Cgil si reca in visita in Unione sovietica.
        Siglato l’accordo per i chimici, dopo 10 mesi di trattative.
        Lazio, contadini e braccianti occupano 30mila ettari di terre incolte.
20 – 21 settembre: Bologna, si radunano 100 mila militanti cattolici per commemorare Giovanni Aquaderni, fondatore della Gioventù cattolica italiana, nel 25° anniversario della morte.
Settembre: in tutta la Valle Padana si sviluppa un grande sciopero bracciantile per il rinnovo del contratto di lavoro, la regolamentazione della giornata lavorativa e l’indennità di disoccupazione. Nel modenese si attua lo sciopero alla rovescia: i braccianti iniziano i lavori di miglioria dei fondi senza aspettare l’autorizzazione, per poi rivendicare dagli agrari il pagamento del lavoro svolto.
Fine settembre: Forlì, una delegazione di mezzadri e della Federterra si reca a Roma per protestare contro le innumerevoli denunce fatte dagli agrari nei confronti di contadini che avevano sottratto piccoli quantitativi di grano nella divisione dei prodotti. A fine novembre un’altra delegazione si reca a Roma per ottenere la grazia per i coloni colpiti da forti multe, per la sottrazione del grano.
Ottobre: Modena, la FIOM ottiene l’applicazione, per il periodo invernale di un imponibile di manodopera del 5% sul totale degli occupati nelle aziende metalmeccaniche. Nonostante gli impegni assunti, le Fonderie Riunite licenziano i 26 lavoratori occupati grazie all’imponibile. Il sindacato, per protesta, decide di applicare la pratica della non collaborazione, provocando una forte riduzione della produzione.
Bologna, la SAVE licenzia due membri della Commissione interna. Sciopero di protesta degli alimentaristi e serrata padronale. Viene deciso lo sciopero generale dell’industria e del commercio.
Bologna, inizia una lunga e dura agitazione alla Barbieri & Burzi contro il licenziamento di un membro della Commissione interna e di un capofficina comunista, e per la nomina di un direttore generale “dalla provata incapacità tecnica” e i “metodi polizieschi da questo instaurati nell’azienda”.
ottobre: Roma, firmato il contratto nazionale dei vari settori dell’industria alimentare.
        3 – 4 ottobre: gli agricoltori rompono le trattative sulla concessione delle terre ai braccianti, ma in seguito alla mediazione governativa ed alla sospensione dello sciopero proclamato dalla Cgil, si arriva ad una tregua: i braccianti restano sulle terre mentre saranno esaminate le domande di concessione.
        4 ottobre: la Cgil presenta al governo un progetto di legge sulla tutela delle lavoratrici madri.
        7 ottobre: firmato il contratto dei tessili.
        13 ottobre: Ginosa (Taranto), vengono lanciate bombe contro un corteo contadino che provocano un morto e sei feriti.
        Agitazioni nel gruppo Caproni per protestare contro la mancata corresponsione dei salari.
        15 – 17 ottobre: il direttivo della Cgil decide lo sciopero generale del pubblico impiego dopo il rifiuto governativo di concedere la scala mobile.
        16 ottobre: Washington: la Standard Oil, che aveva ottenuto dalla Dc la promessa di poter acquistare raffinerie e concessioni nazionalizzate durante il fascismo, per superare le difficoltà frapposte al raggiungimento del fine dall’Agip diretta da Enrico Mattei, si rivolge per mezzo del suo dirigente, George Koegler, al Dipartimento di stato: sottolinea anche che “ogni cosa che il Dipartimento di stato potrà fare per aiutarci in merito alla questione italiana, sarà altamente apprezzata”. Il Dipartimento di stato inoltra copia della lettera alla Cia.
17 ottobre: Bologna, inizia uno sciopero ad oltranza degli alimentaristi contro il licenziamento di due membri della Commissione Interna del pastificio SAVE.
18 ottobre: Bologna, il Consiglio generale delle Leghe e i direttivi dei sindacati di categoria decidono, di fronte all’intransigenza della SAVE, l’allargamento dell’agitazione ai lavoratori dell’industria e del commercio. Il giorno seguente i licenziamenti sono ritirati.
        21 ottobre: Roma, il comitato centrale del Partito d’azione approva con 64 voti contro 29 la confluenza del partito nel Psi, dichiarando cessata l’“esistenza giuridica del partito”. Fra coloro che confluiscono nel Psi vi sono Riccardo Lombardi e Vittorio Foa.
        22 ottobre: Terrasini (Palermo), viene ucciso Giuseppe Maniaci, segretario della Confederterra e militante del Pci, al quale aveva aderito nel carcere di Porto Longone dove era detenuto per reati comuni.
        23 ottobre: il governo, dopo una faticosa trattativa con la Cgil, accetta la concessione agli statali un aumento di 1.000 lire mensili più 760 per ogni persona a carico.
        25 ottobre: la direzione nazionale dal Pci emana un comunicato dal titolo “Resistere alla offensiva padronale! Contrattaccare!”, nel quale chiede l’immediata sospensione dei licenziamenti e l’obbligo per gli imprenditori di “destinare alle esigenze finanziarie delle imprese e allo sviluppo della produzione i profitti realizzati durante il fascismo e la guerra e quelli di gestione, nonché la valuta realizzata mediante le esportazioni”, e inoltre “l’istituzione del controllo delle forze del lavoro sulle industrie e sul credito”.
        29 ottobre: Milano, sciopero generale di tre ore indetto dalla Camera del lavoro contro i licenziamenti nell’industria e le disdette in agricoltura.
        30 ottobre: Roma, intervenendo alla Camera, il socialista Rodolfo Moranti denuncia che a Milano sono in corso 50-60.000 licenziamenti e altri 30-40.000 a Genova.
30 ottobre: Forlì, sciopero generale contro “l’incomprensione degli organi governativi e (…) le continue minacce di licenziamento delle Associazioni padronali”. Sugli stessi punti un nuovo sciopero è organizzato il 27 novembre.
        3 novembre: Carbonia, viene arrestato il segretario della locale Camera del lavoro.
        3 – 4 novembre: riunione del Comitato di iniziativa per la Costituente della terra con la partecipazione di Santi, Bitossi e Pastore per le tre componenti della Cgil.
        4 novembre: siglato un accordo sulle disdette dei contratti per i braccianti.
6 novembre: Forlì, sciopero generale contro la sentenza della Commissione arbitrale che, facendo proprie le tesi degli agrari, dichiara la non applicabilità nella provincia del Lodo De Gasperi. Una delegazione sindacale incontra a Roma il ministro di Grazia e Giustizia, Grassi.
        Novembre: Roma, decisa l’istituzione di una Commissione speciale (composta da 9 sindacalisti, 9 esponenti della Confindustria, 4 rappresentanti dei ministeri interessati e 5 esperti) con il compito di elaborare la Carta dei Consigli di gestione. Non verrà nemmeno insediata.
        8 novembre: Marsala (Trapani), la mafia uccide il vice segretario della Federterra, Vito Pipitone.
        8 – 9 novembre: Roma, si svolge la 1° conferenza economica del Partito socialista.
        10 novembre: siglato il contratto nazionale per i lavoratori del tabacco.
        12 novembre: Milano, nel corso dello sciopero generale, un attentato compiuto dai neofascisti contro la sede del Pci ai bastioni di Porta Garibaldi, provoca la violenta reazione degli scioperanti che devastano la sede del Movimento di resistenza patriottica, quella dell’Uomo qualunque, la redazione de “Il Meridiano d’Italia” e la federazione del Msi in via santa Radegonda.
        12 – 13 novembre: grandi manifestazioni popolari a Milano, Torino, Vercelli, Alessandria, Novara, Spezia, Venezia, Livorno e Napoli denunciano la colpevole inerzia del governo nel campo dell’alimentazione, dei salari e dei licenziamenti.
        Roma, si svolge un convegno sindacale nazionale sulla mezzadria, nel corso del quale si esamina la mancata applicazione del lodo De Gasperi in diverse province e dell’accordo di tregua mezzadrile, nonché della stessa normativa dell’ottobre 1944 sul riparto dei prodotti.
        All’Assemblea costituente, intervenendo sul tema degli omicidi politici di dirigenti del movimento contadino, Giuseppe Di Vittorio rileva che “questi delitti avvengono sempre quando è in corso o è minacciata un’occupazione di terre incolte, un’applicazione delle prime leggi sociali della repubblica in agricoltura”.
        15 novembre: Cerignola (Foggia), nel corso di una manifestazione contadina, la polizia apre il fuoco uccidendo Domenico Angelini e Onofrio Perrone. Per reazione, i dimostranti danneggiano il palazzo di un agrario e le sedi di alcuni partiti. Anche 2 agenti di Ps rimangono uccisi negli scontri. 114 lavoratori vengono incriminati.
        15 – 19 novembre: nel corso del secondo congresso nazionale della Dc, a Napoli, Alcide De Gasperi attacca violentemente il Pci definendo un “manifesto di guerra” la risoluzione del comitato centrale comunista del giorno precedente, e aggiungendo di sentire “un puzzo acre di guerra civile”.
        18 novembre: Corato (Bari), nel corso di uno sciopero generale, la polizia apre il fuoco contro i contadini uccidendo Diego Masciavè, sindacalista della Cgil, il bracciante Pietrino Neri e la contadina Anna Raimondi. Altri 10 manifestanti rimangono feriti.
        La polizia carica gli scioperanti anche a Trani, mentre a Bisceglie si scaglia contro una manifestazione di disoccupati.
        20 novembre: Campisalentino (Lecce), nel corso di una manifestazione di contadini che contrappone crumiri e scioperanti, i carabinieri sparano contro questi ultimi, uccidendo Antonio Augusti e Santo Niccoli e ferendo altri 7 dimostranti.
        21 novembre: Bitonto (Bari), un corteo di lavoratori è disperso dalla polizia con lancio di bombe a mano.
        22 novembre: Gravina di Puglia, nel corso di una dimostrazione di contadini, il possidente democristiano Felice Clary spara da una finestra della sua abitazione uccidendo il bracciante Ignazio Labbatessa.
        23 novembre: Milano, si tiene alla Pirelli il Congresso del lavoro con la partecipazione delle commissioni interne e dei consigli di gestione, relatori Longo e Morandi. Il congresso lancia la proposta di un “fronte del lavoro e della pace”.
        26 novembre: Aragona e Favara (Agrigento), la polizia apre il fuoco sui minatori in sciopero e ne ferisce quattro.
        28 novembre: Milano, migliaia di manifestanti, guidati da Giancarlo Paietta, occupano la Prefettura per protestare contro la rimozione di Ettore Troilo, l’ultimo prefetto partigiano, voluta dal ministro dell’Interno Scelba nel quadro della violenta offensiva contro la sinistra. Non ci furono particolari incidenti perché la Camera del lavoro e più in generale i leader della sinistra si impegnarono per circoscrivere il movimento di protesta. Trailo ebbe la solidarietà della Giunta di Milano, il sindaco Greppi si dimise (dimissioni respinte), ma alla fine Milano ebbe un nuovo prefetto. L’episodio milanese servì comunque a far crescere le divergenze all’interno della CGIL tra chi stava vivendo con l’insofferenza i rapporti con la minoranza democristiana (criticata perché comunque condivideva le posizioni del governo) e gli stessi democristiani della CGIL che giudicavano i fatti di Milano come la prova della persistenza di un pericolo insurrezionale guidato dalle sinistre. I fatti di Milano furono affrontati nel Direttivo della GCIL che si riunì alla fine di dicembre e in particolare fu Ferdinando Santi a soffermarsi nel suo intervento, affermando che il caso Trailo “si spiega con le ragioni del profondo disagio economico in cui si trovano i lavoratori”.
        29 novembre: l’assemblea dell’ONU approva una risoluzione favorevole alla nascita dello Stato ebraico in Palestina.
        Lecco, nel corso di un alterco per ragioni sindacali, l’industriale Fabio Codega colpisce con un pugno al viso Gabriele Invernizzi, segretario della locale Camera del lavoro. Per reazione gli operai inscenano una manifestazione nel corso della quale devastano le sedi di gruppi neofascisti e, occupato il commissariato di Ps, s’impadroniscono di Codega e lo riducono a botte in fin di vita.
        2 dicembre: sciopero nazionale dei dipendenti degli enti locali.
        4 dicembre: Roma, su “Il Globo”, si ribadisce la linea assunta dalla Confindustria sui licenziamenti: “i peggiori rendimenti si hanno dove c’è esuberanza di personale e dove non si possono fare licenziamenti (...) questo fatto mortifica lo spirito d’iniziativa e limita le nuove assunzioni”.
        5 dicembre: Agrigento, una manifestazione di disoccupati è repressa dalla Celere con l'uso di armi da fuoco. Viene ucciso un dimostrante e feriti gravemente tre donne e un bambino.
        Roma, nel corso di uno sciopero degli edili le forze di polizia aprono il fuoco, nel quartiere di Primavalle, sui manifestanti, uccidendo l’operaio Giuseppe Tanas e ferendone altri due.
        Pozzuoli (Napoli), si svolge un convegno sindacale sulla rinascita del Mezzogiorno.
        6 dicembre: sciopero nazionale dei giornalisti per il contratto
5 dicembre: Bologna, assemblea dei lavoratori della Barbieri e Burzi contro il licenziamento di un membro della Commissione Interna, la nomina di un nuovo vice direttore generale e per l’assunzione di 40 lavoratori, come previsto dall’accordo siglato.
5 – 6 dicembre: Bologna, convegno nazionale delle cooperative agricole. Decisa la costituzione dell’AICA.
8 dicembre: scioperano per due ore i lavoratori della Barbieri e Burzi. La direzione accetta l’allargamento dell’organico.
        11 – 12 Dicembre: Roma, la GCIL proclama uno sciopero generale provinciale per protestare contro la crescente disoccupazione. La minoranza democristiana prende pubblicamente posizione contro lo sciopero invitando i lavoratori a disertarlo. La presa di posizione della componente democristiana spaccò la maggioranza sull’atteggiamento da prendere. Alla fine prevalse la posizione di chi (Di Vittorio e Santi in particolare) voleva tentare ogni strada per salvare l’unità del sindacato. Venne così proposta una sorta di Carta dei diritti e dei doveri della minoranza, la quale riconosceva il “diritto di rendere pubblica la propria opposizione alle decisioni della maggioranza” con il solo vincolo di “non agire contro l’organizzazione”. La minoranza risponde con un articolo di Giulio Pastore pubblicato ai primi di gennaio del 1948 sul Popolo. Le argomentazioni del leader sindacale democristiano sembrano un passo vanti nel mantenimento dell’unità sindacale, ma l’aggravarsi della fase politica che culminerà con le elezioni politiche del 18 aprile 1948, di fatto, impedisce alla minoranza democristiana – per quanto favorevoli fossero le condizioni della proposta – di accettare il modus vivendi proposto.
15 dicembre: Forlì, con una grande manifestazione in piazza Saffi, riprendono le agitazioni dei mezzadri per l’applicazione del Lodo De Gasperi. Nei giorni successivi i contadini sospendono l’invio dei prodotti nei mercati della provincia. Dopo otto giorni di agitazioni, il ministro Segni convoca a Roma una delegazione di agrari e contadini, di fronte alla quale ammette l’errore del giudice, invitandoli a riprendere le trattative. Ma solo la proclamazione di un nuovo sciopero per il 15 gennaio induce li agrari a sedersi al tavolo. L’accordo è sottoscritto il 13 gennaio e si concorda “l’applicazione del Lodo De Gasperi nella provincia di Forlì”. Inoltre viene preso l’impegno di applicare l’imponibile per la massima occupazione in agricoltura.
questo accordo è molto importante perché a Forlì, insieme ad altre sole 12 province, il Lodo è applicato mediante accordi sindacali. In 11 province era stato necessario ricorrere, sia pure con successo, alle decisioni della Commissione Arbitrale. In altre 31, alla fine del marzo 1949, il Lodo non era ancora stato applicato.
        16 dicembre: Camporeale (Palermo), sfugge per puro caso ad un agguato il rappresentante della Federterra, Michele Abbate.
17 dicembre: Bologna, inizia uno sciopero ad oltranza dei lavoratori della Barbieri e Burzi contro il licenziamento per rappresaglia del capo officina Barnabà.
        19 dicembre: Palermo e Caltanissetta, due concomitanti manifestazioni operaie vengono represse con inaudita violenza dalle forze di polizia che ferisce, complessivamente, 70 lavoratori.
        Napoli, si svolge il Congresso del Mezzogiorno, che proclama la lotta contro il “governo asservito alle forze e ai gruppi di monopolio industriale e della reazione agraria, nemica del Mezzogiorno”.
20 dicembre: Forlì, intervenendo al V Congresso provinciale del PCI, Luciano Lama sulle questioni dell’unità sindacale, afferma tra l’altro: “non abbiamo avuto il coraggio di organizzarci in senso permanete democratico (…) E’ più facile distribuire 100.000 tessere (…) ma quando è necessaria la lotta è inutile che abbiamo tante tessere. Se vogliamo resistere all’attacco, che ci sarà, e più duro di quanto voi immaginiate, dobbiamo creare una tale organizzazione capillare e fare sì che i dirigenti e i rappresentanti siano una cosa sola (…) Oggi che si è rotta l’unità politica delle forze democratiche, oggi non esiste che uno strumento unitario: la CGIL. Se non riusciamo a salvare questa unità dal punto di vista sostanziale, legandoci a tutti i lavoratori di tutte le correnti, noi indeboliamo il fronte del lavoro (…) Dobbiamo spogliarci di ogni settarismo ed avvicinarci a tutti i lavoratori di tutte le correnti”.
Rimini, i lavoratori del mare iniziano uno sciopero ad oltranza per l’applicazione integrale dell’accordo firmato il 15 settembre. Gli armatori rispondono con la serrata e con, a partire dal 26 gennaio, la disdetta dell’accordo. Dopo settimane di trattative, si arriva alla firma di un nuovo accordo per tutti i motopescherecci del compartimento di Ravenna e Forlì.
20 dicembre: si riunisce a Bologna la Costituente per la terra, il cui scopo principale è la conquista della riforma agraria. Ne fanno parte comunisti, socialisti e, a titolo personale, il democristiano Guido Miglioli. Non aderiscono invece né la corrente cristiana dei lavoratori della terra, né la Democrazia Cristiana.
        21 dicembre. Canicattì, nel corso di uno sciopero i carabinieri, intervenuti a proteggere la sede dell’Uomo qualunque, aprono il fuoco uccidendo Giuseppe Amato, Salvatore Lauria e Giuseppe Lupo.
        22 dicembre: approvata la nuova Costituzione repubblicana che entrerà in vigore dal 1° gennaio 1948. Lo stesso giorno Enrico De Nicola assume a tutti gli effetti la carica di Presidente della Repubblica.
        Campobello di Licata, nel corso di uno sciopero, le forze di polizia aprono il fuoco sui dimostranti; resta ucciso Francesco D'Antone.
        27 dicembre: Roma, si riunisce il Direttivo della CGIL. Tra i vari argomenti trattati, viene approvata a maggioranza una risoluzione sul Piano Marshall nella quale si afferma che “Il comitato direttivo della CGIL, constata la minaccia di crisi che si fa pesare sul movimento sindacale nazionale e internazionale da parte di sostenitori e avversari per Piano Marshall, rileva che tale questione non può e non deve essere motivo d’incrinatura del movimento sindacale e della sua unità. Dal punto di vista sindacale, infatti, le organizzazioni dei lavoratori non hanno alcun obbligo di pronunciarsi pro o contro tale Piano”.
        31 dicembre: una direttiva del ministro Vanoni stabilisce di dare in concessione alle cooperative bracciantili i terreni demaniali, atti prevalentemente a piantagioni arboree e alla pioppicultura, già assegnati dal passato regime a concessionari privati previa corresponsione di un modesto canone, in vista della scadenza delle concessioni per il biennio 1948-1949. La direttiva comporta l’allargarsi delle occupazioni di terra in tutto il Paese da parte di cooperative giovanili, organizzate dalle leghe, e a un conseguente contenzioso penale per le denunce degli agrari e dei prefetti.
        Milano, manifestano i disoccupati. Il prefetto emette un decreto che ordina alle aziende a non superare le 40 ore settimanali per favorire nuova occupazione. Il decreto avrà vita brevissima per il veto posto a livello governativo.
        Scioperano e manifestano i lavoratori bancari contro la ventilata decurtazione di alcune voci di stipendio.
Dicembre: sciopero generale nella bassa modenese per ottenere l’avvio dei lavori del canale Sabbiocello.

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